T.O.M.Club

THE OBSCURE MUSIC CLUB INTERVIEW #DISCOGATTO

1. Parlateci del vostro progetto The Obscure Music Club.

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The Obscure Music Club nasce nel 2013, come blog con lo scopo di condividere sul Web chicche musicali scoperte attraverso instancabili ricerche, scrivendo qualche riga descrittiva sull’artista e sull’album o brano da noi scelto, e soprattutto, proponendo l’ascolto del brano o dell’LP. Dietro questo progetto ci sono in realtà tre persone, ognuna con il proprio gusto musicale e con le proprie esperienze, libere di proporre qualunque tipo di artista, album o canzone. La libertà sta anche nel fatto di poter esporre non solo musica, ma qualsiasi espressione artistica che in qualche modo faccia riferimento al mondo musicale. Un esempio sono gli articoli sulle copertine dei dischi degne di essere analizzate, o sulla passione per la fotografia di Andy Summers chitarrista dei Police. Nel sito vengono recensiti anche libri e film che hanno come protagonisti assoluti il mondo della musica.
Con il passare del tempo, da semplice blog, il progetto si è materializzato anche in un duo di DJs: Macca e zizAziz, che insieme si divertono a proporre, questa volta in versione “live”, il genere di musica che piĂą di tutti apprezzano, ovvero la disco/funk, che con gli anni si è evoluta in disco / funk / afro / house / elettronica etc. etc. …
Un’ulteriore evoluzione è stata quella di organizzare le HOT TEA SESSIONS, tenute direttamente nel nostro headquarter, che si ispirano alle esperienze di “garage sale” molto diffuse nel mondo anglosassone; una serie di eventi nati dalla voglia di passare un modo diverso di ascoltare la musica: seduti in poltrona o ballando in un pomeriggio domenicale mentre incontri amici, parli di musica, sorseggi un thè e ti scegli qualche disco, trasformando il garage in un dancefloor / salotto / archivio.
Per finire, l’attivitĂ  piĂą recente è stata l’organizzazione di DISCO GALAXY, un evento che punta a far rivivere la cultura dei club e tenta di farne riassaporare le sensazioni e le emozioni, ponendo attenzione non solo sulla musica, ma anche sulla qualitĂ  dell’impianto audio e la cura degli spazi, con allestimenti in tema, creando un vero e proprio viaggio musicale.

2. Cosa vi piace di piĂą dell’universo “disco”.

zizAziz
La vastità dell’universo “disco” mi ha portato a ricercare e ad apprezzare un po’ tutti i generi e sottogeneri. Dall’house alla techno, dal funk all’italo-disco, dal rock al cosmic sound … Ed è questa, a mio parere, la forza e la parte più bella della “disco” e della club culture: mescolare i generi creando nuove sonorità e nuovi universi. Se dovessi comunque scegliere cosa mi piace di più, senza ombra di dubbio direi la disco funk-soul degli anni 70. L’energia e la gioia che riesce a dare questo genere, credo sia insuperabile. Certe canzoni, o addirittura album interi, quando li ascolto o li metto in un set, sono sempre potenti, fantastici, non stancano mai, sono davvero immortali!

Macca
La mia curiosità verso il fenomeno “disco music” inteso nella sua accezione più ampia, mi ha portato non solo a ricercare il maggior numero di brani da ascoltare, apprezzare ed eventualmente proporre nei nostri DJ set, e quindi a soffermarmi sull’aspetto meramente musicale del tema, ma anche ad informarmi, attraverso letture e documentari, su come è nato e come si è sviluppato il fenomeno a partire dagli anni 70, passando per il continuo mutamento delle mode e degli stili durante gli anni 80/90 e fino ai giorni nostri. Ciò che più mi ha colpito è l’incredibile crogiuolo di persone che, per un motivo o per un altro, si sono ritrovate perfettamente a loro agio in questa cultura, chi facendone attivamente parte come musicista, compositore, produttore, cantante, ballerino o chi semplicemente ne godeva il piacere dell’ascolto o ne condivideva le prospettive. Ciò che voglio dire è che, solitamente, quando si pensa ad un genere musicale, si tende automaticamente anche a delineare una specifica “categoria umana” che ne fa parte, mentre nel mondo della disco hanno trovato la loro dimensione una miriade di “categorie” diverse, basti pensare che, agli albori, chi “faceva” disco erano per lo più i cosiddetti emarginati, e parlo degli afroamericani (da cui praticamente è nata tutta la musica moderna in realtà), parlo degli emigrati italiani (David Mancuso e Nicky Siano sono tra i primi DJ nella New York degli anni 70), gay, donne (le prime dive universali son state le varie Donna Summer, Gloria Gaynor, Thelma Houston, etc). In seguito, con l’esplosione commerciale del fenomeno disco, davvero questo genere ha accolto favori (e sfavori) praticamente di tutti. Questa “universalità” della disco music mi ha sicuramente colpito, anche perché, da vecchio cuore rock quale io sono, non me lo aspettavo per niente!

3. Vinili e raritĂ , raccontateci qualche aneddoto.

zizAziz
Ce ne sarebbero tanti, ma ti racconto gli ultimi. Giusto la settimana scorsa, mia madre mi regala una borsa con all’incirca una cinquantina di vinili provenienti dalla cantina di una sua cara amica. Tutto contento mi metto subito a scrutarli: Julio Iglesias, James Last, Claudio Baglioni, Cocciante, Julio Iglesias ancora, Bimbo mix e via così, tutti “dischi zavorra”, fino ad un inaspettato vinile: Tantra “The Hills of Katmandu”, edizione rara dall’Ecuador. A parte la felicità, sono rimasto davvero basito nell’incoerenza di questo disco in mezzo a tutti gli altri, ma questo è il bello della musica che non ti dia mai nulla per scontato.
Un altro aneddoto particolare accadutomi di recente. Trovo un annuncio di vinili in vendita a Milano che sembra interessante. Prendo la macchina, vado in questo garage tutto pieno di cianfrusaglie e migliaia di dischi. Spendo tutto il pomeriggio a cercare, ma non trovo nulla che valga la pena. Una tristezza. Con le dita completamente nere, vado nell’osteria affianco a bermi un bicchiere di vino e darmi una ripulita alle mani. Non c’è molta gente nel locale quindi mi ritrovo a parlare con l’oste, un signore sulla 70ina, che mi prende in simpatia. Gli racconto perché mi trovavo li, che ero andato a “diggare” alla ricerca di qualche vinile. Niente di più, finisco di bere e mangiare qualche stuzzichino e pago il conto, ma prima di andarmene l’oste va nel retro e torna con un disco, Giorgio Gaber “Io se fossi Dio” con copertina nera (valore sui 60€) e me lo regala, dicendomi che tanto lui i dischi non li ascolta più. Ripensandoci, non sarei mai entrato in quell’osteria, se non fossi andato in quel garage.

Macca
Aneddoti sui vinili ne avrei a palate, mi soffermo però su due casistiche di cosiddetto “colpo di c**o” che possono capitare quando si è malati di diggin’ come il sottoscritto, e quindi, si va alla costante ricerca di chicche rovistando tra quintali di dischi impolverati, solitamente posti nelle posizioni più dolorose per le povere ginocchia.
Caso 1: la consapevolezza immediata del colpo di c**o, fortunatamente, è capitata più di qualche volta. Ricordo benissimo quando in un negozio di dischi della provincia di Treviso, tra l’altro in procinto di andarmene sconsolate e a mani vuote, decisi di terminare l’ultimo scaffale dei vinili a 3 euro… et voilà, si materializzò un disco che cercavo da anni, in costante playlist del maestro DJ Harvey, e che in condizioni buone viaggia su un valore di circa 50 euro: “Ginny – Can’t Be Serious” è il titolo di questo 12”. Ricordo che, con le mani tremanti, dopo averlo debitamente pagato, la prima cosa che feci fu inviare una foto dell’etichetta a zizAziz che conosceva bene la portata della pesca miracolosa appena fatta!
Caso 2: l’inconsapevolezza del colpo di c**o. Questo è capitato forse 2/3 volte (difficilmente compro un disco a scatola chiusa), ma un sabato pomeriggio di qualche anno fa in un mercatino dell’usato ultra sfigato, decisi di pigliare un disco a 2 euro, forse addirittura per fare “conto tondo” su acquisto di altri oggetti, che scelsi semplicemente per la cover sgargiante e colorata. Il titolo è “T.B. Funk – Free Blow”. Tornai a casa, lo misi sul piatto, scoprii che si trattava di una bomba pazzesca di Italo / Disco / Funk made in Italy e non vi dico lo stupore quando vidi che il valore di tale disco supera abbondantemente i 100 euro, anche perché recentemente è stata inserita nella compilation dei The Grasso Brothers “We know how to boogie”. Che fortuna! Però, come detto, capita raramente!
Rimane comunque impareggiabile l’adrenalina che si ha quando si fa “diggin’”, sia che porti a buoni risultati, sia che si rimanga a mani vuote!

4. In questi anni i dj set hanno sconfinato ovunque, cosa ne pensate?

zizAziz
Beh credo sia una cosa molto positiva. Certo, la tecnologia ha portato un aumento dei “dj tracktor” ed una innegabile diminuzione della qualità dell’arte di fare il djing e il selector, ma vedo comunque il bicchiere mezzo pieno. C’è possibilità per tutti di proporre la propria selezione musicale e farsi conoscere, nonché scambiare conoscenze e scoprire nuove sonorità. Anche se la concorrenza negli ultimi anni è aumentata, ho notato che i “dj tracktor” piano piano scompaiono come una moda passeggera, mentre i veri dj che amano e portano avanti con professionalità questa passione rimangono. La qualità, la ricerca sconfinata e lo scambio di culture e sinergie, sono la forza fondamentale di questa professione.

Macca
E’ un dato di fatto che i DJ set siano diventati un fenomeno commerciale, organizzati in qualunque luogo ed in qualunque situazione, anche le meno adatte, a prescindere dalla musica proposta. Purtroppo, dal mio modesto punto di vista, il problema non è in realtà il proliferare di DJ set, ma è la musica che viene diffusa in questi “DJ set”: nel 70/80% dei casi è la stessa identica scaletta che si può sentire durante il giorno accendendo una qualsiasi radio commerciale/nazional popolare italiana. Il tocco di gusto del DJ è praticamente inesistente, molto spesso sono gli stessi gestori del locale che chiedono una determinata playlist che, a loro ragione, accontenti la clientela, e, se ci aggiungiamo che a volte i “DJ” si aiutano con diavolerie elettroniche per mettere a tempo i brani…aiuto! Non li chiamerei nemmeno più DJ set. D’altro canto, invece, il fatto che vi siano numerosi DJ set, può aiutare la diffusione di una buona cultura musicale tra le nuove generazioni (e meno nuove) se il DJ propone una scaletta ragionata di brani che appartengono a generi che trovano poco spazio nei mass media. La situazione che invece purtroppo manca veramente alla scena italiana e quella che in realtà in passato aveva dato lustro alle produzioni disco, house e dance del Belpaese: la serata in discoteca con DJs che fanno ballare da mezzanotte alle sei del mattino.

5. Quali sono i vinili che di recente avete rimesso in borsa?

zizAziz
Dopo gli ultimi 2 anni in cui sono stato piĂą orientato a dj set disco funk, afro, brasilian e house, ultimamente ho rimesso in borsa molti vinili Italo Disco e synth-pop anni 80. Ne cito alcuni:
The Creatures – Solar Eclipse
Men Without Hats – Safety Dance
Mike Francis – Survivor
Yello – Tied Up
Wally Badarou – Echoes

Macca
Personalmente cerco sempre di riempire la borsa con vinili sempre diversi, o che non mettevo da almeno qualche mese: faccio molto presto ad annoiarmi! Ammetto che però ultimamente c’è una compilation che inserisco sempre in borsa, sperando che in serata si crei il momento buono per suonare uno dei comunque difficili brani in essa contenuti, ovvero “The World of Arthur Russell”, un compendio delle canzoni più melodiche (e quasi ballabili) di questo genio newyorkese del violoncello che rispondeva appunto al nome di Arthur Russell. Ancora non ci sono riuscito… che possa farcela al Discogatto? Staremo a vedere!

6. I mercatini dei vinili e discogs.

zizAziz
Diciamo che sono due approcci di ricerca e acquisto differenti.
Con Discogs ho la fortuna di avere a disposizione il database più grande del mondo, crearmi le mie wishlist ed essere aggiornato su prezzi e quotazioni dei vinili. L’acquisto dei dischi è sempre ben mirato e lascia poco spazio ad eventuali sorprese, ma la comodità del servizio è ineguagliabile.
I mercatini sono invece vero e proprio Diggin’ e l’emozione di trovare un vinile, magari raro, è impagabile. Mi è capitato di trovare “Sfinge” di Enzo Carella in un negozietto a soli 5€, oppure Gianni Bella “Io canto e tu” ad un mercatino solamente per 1€. A Milano ormai ho i miei mercatini di fiducia, ogni volta torno a casa con 50-100 dischi, per la gioia di mia moglie che vede ormai l’appartamento sempre più compresso. A Bruxelles al “marche au puces” di Marolles, un giorno ho trovato, buttata per terra, una collezione di circa 500 vinili disco funk anni 70 in perfette condizioni. Ho pensato fossero rubati, viste le brutte facce di chi li vendeva. Ne ho presi circa 200 ricordo, pagandoli 300€ e ancora oggi li suono quasi sempre nei miei djset. Sono momenti come questi che ripagano la ricerca continua.

Macca
Lo strumento di lavoro principale per un DJ sono ovviamente i dischi e, pertanto, va da sé quanto sia importante per noi della categoria bazzicare tra i banchi dei mercatini del disco o tra gli scaffali di un negozio di musica. Fortunatamente, sembra che negli ultimi anni sia ritornata una voglia “generale” di musica, che permette ai negozianti di sopravvivere e, addirittura, di far nascere nuovi negozi dove poter brucare la nostra materia prima. Tale crescita è inoltre la causa del diffondersi anche delle fiere del disco e, io ed il mio socio ne sappiamo qualcosa visto che siamo pure noi protagonisti in prima persona con il nostro banchetto a qualche fiera che si tiene qui in Veneto, prima fra tutte quella che si svolge a Marghera, il Venyl, che il prossimo 9 dicembre festeggerà la sua settima edizione. A queste esperienze “fisiche” di ricerca dei vinili, si affianca da qualche anno a questa parte anche l’esperienza “virtuale”, ovvero l’acquisto online di dischi attraverso portali come Juno Records, Bandcamp e, forse il più importante e frequentato di tutti, Discogs.com, dove pure qui ci dilettiamo a ricoprire il doppio ruolo di compratori e venditori, con il nostro negozio che a cui abbiamo dato il simpatico nome di “Joyanegra”, a ribadire le nostre radici funk!
Credo, insomma, che un buon DJ e amante della musica in genere, debba saper districarsi in tutti questi mondi, ognuno con le proprie caratteristiche, i pro ed i contro, per portare a casa il pezzo desiderato al miglior prezzo al fine di creare la propria discoteca personale ideale!

7. Progetti per il futuro.

T.O.M.Club
Come The Obscure Music Club, l’obiettivo per il futuro rimane sempre lo stesso: la diffusione e condivisione di una cultura musicale che si affranchi dalle convenzioni commerciali odierne. Per noi, appunto, la musica è sostanzialmente cultura, una cultura universale che racchiude le differenze che ogni popolo o paese ha, ma che, come arte, possiede l’incredibile potere di unire le persone più diverse. Questo è un aspetto che a volte ci sembra dimenticato, forse a causa dell’atomizzazione delle esperienze personali che ci porta a vederci ognuno come mondo a sé, forse a causa della comodità che le tecnologie moderne hanno portato nella fruibilità di tale arte. Non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che noi nella musica ci crediamo e, il blog, gli eventi in garage, i DJ set, i banchetti del disco che allestiamo, sono tutti modi per dirlo a gran voce: MUSIC IS CULTURE! Manca da parte nostra, forse un ultimo (?) aspetto di diffusione di questo messaggio: la pubblicazione su vinile di qualche nostra produzione…che il 2019 sia l’anno buono? Staremo a vedere. Intanto godiamo assieme delle possibilità di ascoltare grande musica in giro, grazie anche ad amici e colleghi come DJ Dax, che oltre a mettere divinamente i dischi in prima persona, organizzano eventi per dar spazio alla CULTURE! Love.

website: theobscuremusicclub.com/
facebook: www.facebook.com/theobscuremusicclub
instagram: www.instagram.com/theobscuremusicclub/ 

Disco Gatto intervista a The Obscure Music Club – zizAziz e Macca
By Partyhardy © 12.2018 Family House.

#DISCOGATTO 15.12.2018